Tempo di iscrizioni scolastiche.

Come sappiamo la normativa del MIUR consente di iscrivere alla prima classe della scuola primaria i bambini che compiono sei anni di età dopo il 31 dicembre 2018 ed entro il 30 aprile 2019.

Parliamo quindi dei bambini che “anticipano” di un anno l’ingresso nella scuola primaria.

Io e mio marito in questo momento ci troviamo dinanzi a tale scelta e ci siamo così posti la seguente domanda:

Qual è l’età giusta per sedersi ai banchi di scuola?

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Qual è l’età giusta secondo la pedagogia?

Leggendo diversi articoli e libri sul tema, abbiamo compreso che la scelta non deve essere incentrata sulle capacità cognitive del bambino (il fatto di saper già leggere e scrivere), ma più di tutte va valutata la maturità emotiva e affettiva.

Secondo Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma,

Bisogna considerare, infatti, tutti gli aspetti della personalità. Un bimbo di cinque anni e mezzo può essere intelligentissimo ma non riuscire a star fermo e a concentrarsi per i tempi richiesti attualmente dalla scuola elementare

Anna Maria Bondioli, docente di pedagogia generale e sociale all’Università di Pavia, evidenzia come le capacità di apprendimento non dipendano solo dallo sviluppo cognitivo, ma anche dalle competenze emotive e sociali. La stessa suggerisce ai genitori, alle prese con questo dilemma, di non sottovalutare l’importanza del gioco.

Il gioco è un bisogno primario, ineludibile, fondamentale del bambino. È lo spazio attraverso il quale, dai tre ai sei anni, i bambini costruiscono significati condivisi e la loro cultura: la cultura dei pari. E la scuola primaria non sempre è in continuità con la scuola dell’infanzia, raramente è scuola del gioco. La preoccupazione per l’acculturazione è spesso maggiore rispetto a quella per la socializzazione e l’interazione tra bambini. E questo può richiedere ai bambini un notevole sforzo di adattamento».

Nella scelta che i genitori faranno dovranno infatti valutare, magari insieme alle insegnanti della scuola dell’infanzia, se il bambino è capace di relazionarsi con gli altri in maniera cooperativa o se è in grado di portare a termine un compito, senza cedere sotto il peso di minime frustrazioni in caso di difficoltà.

Se infatti il bimbo non fosse maturo, rischierebbe di non inserirsi in modo positivo nel gruppo classe, con conseguenti problemi di integrazione e demotivazione.

In generale, gli esperti concordano sul fatto che la scelta, eventualmente, debba basarsi non solo sulla valutazione delle attitudini individuali di ciascun bambino, ma anche delle caratteristiche della struttura scolastica e il metodo didattico adottato.

La nostra scelta

La nostra primogenita è nata a Gennaio 2013. Quest’anno avremmo potuto iscriverla alla prima classe della scuola primaria, ma alla fine abbiamo deciso di farle proseguire il suo percorso nella scuola dell’infanzia.

In questi mesi abbiamo cercato di acquisire tutte le informazioni utili che potessero aiutarci a compiere una scelta consapevole, per il bene della nostra bambina.

Lei è molto curiosa e intuitiva, ha già imparato a scrivere e vedo che cerca di  leggere (a modo suo) qualsiasi scritta che trova attorno a sé.

Ed ecco la domanda: è sufficiente questa sua curiosità e facilità nell’apprendimento per portarla l’anno prossimo a sedersi “tra i banchi di scuola”?

La nostra bambina è molto emotiva e sensibile. Il primo anno della scuola dell’infanzia ha avuto difficoltà ad inserirsi nel gruppo classe. Soltanto dopo il compimento dei tre anni è riuscita ad inserirsi nelle dinamiche dei bimbi più grandi.

Inoltre, ho notato come ancora non abbia imparato a gestire le piccole frustrazioni legate ad eventuali difficoltà o ad accettare in modo sereno le richieste e i giudizi.

Difatti, anche la sua insegnante ritiene che anticipare l’ingresso nella scuola primaria potrebbe essere per lei uno stress emotivo.

Portare avanti un’attività in completa autonomia, lo stare seduti per molto tempo, svolgere i compiti nel pomeriggio…no, non è ancora pronta per tutto questo!

Abbiamo quindi scelto di aspettare i suoi tempi!

In fondo avrà tutta la vita per studiare.

La scelta dei genitori di Carla

Nicoletta, invece, insieme a suo marito hanno fatto una scelta diversa per la loro bambina.

“Ciao Nicoletta, quali sono i motivi che vi hanno indotto verso la scelta di anticipare l’ingresso nella scuola primaria?”

Proprio come è accaduto a voi, anche io e mio marito ci siamo chiesti cosa fosse più giusto per la nostra bambina.

Abbiamo prestato molta attenzione alla sua evoluzione emotiva e relazionale e ci siamo lungamente confrontati con la sua insegnante della scuola dell’infanzia.

La nostra primo genita, nata nel gennaio 2012, è sempre stata una bimba molto presente a sé stessa, rispettosa delle regole, socievole con tutti, ma allo stesso tempo misurata nelle esternazioni.

Sin dal primo anno di scuola dell’infanzia non ha manifestato difficoltà di inserimento o di relazione e, soprattutto, nel corso degli anni è emerso sempre più evidente il suo desiderio di imparare.

Anche noi riteniamo il gioco un momento di grande importanza per lo sviluppo del bambino, il principale strumento educativo.

Attraverso il gioco il bambino sperimenta, scopre il mondo, supera i propri limiti, affronta gioiosamente le difficoltà.

Era fondamentale, quindi, permettere a lei di coltivare il suo spazio il più possibile.

Al tempo stesso, però, il bambino va osservato e ne vanno ascoltate le necessità.

Lo scorso anno, l’ultimo della scuola dell’infanzia per la nostra bimba, è stato quello in cui ha avuto una evoluzione emotiva e comportamentale importante.

Al rientro a casa, entusiasta delle attività svolte a scuola, volte alla preparazione all’ingresso nella scuola primaria, manifestava il desiderio di svolgerne altre in totale autonomia e per un tempo relativamente prolungato.

I suoi racconti evidenziavano una buona capacità di relazione con i compagni e, soprattutto, la abilità a comprendere quali fossero i momenti nei quali andasse rispettato il silenzio, andasse prestata più attenzione, bisognasse restare seduti.

La sua insegnante ci ha rassicurati sul fatto che non ci fossero ostacoli al suo inserimento nella scuola primaria, anzi, la sua evoluzione emotiva la aveva portata ad abbandonare un po’ l’aspetto spiccatamente ludico, per dedicarsi di più alle attività propedeutiche alla scuola primaria, diventando inoltre un ottimo punto di riferimento per tutti i compagni ed una “sorella maggiore” per i più piccolini.

Forti delle nostre sensazioni e delle informazioni dateci dalla maestra, abbiamo deciso di anticipare il suo ingresso nella scuola primaria.

“La scelta di anticipare l’ingresso nella scuola primaria è stata compiuta anche sulla base dell’istituto scolastico?”

Si, importante, infatti, è stata anche la scelta della scuola.

Volevamo per lei un ambiente accogliente, attento al suo sviluppo emotivo e nel quale coltivare la sua attitudine all’apprendimento.

Come già raccontatovi in un mio precedente articolo, abbiamo scelto di abbracciare la scuola senza zaino.

Oggi siamo felici di aver compiuto questa scelta, la “fame di sapere” della nostra bambina (come dice la sua attuale insegnante) cresce giorno dopo giorno.

L’ambiente nel quale e con il quale si relaziona è rispettoso della sua crescita emotiva e le permette di ritagliarsi anche del tempo per il gioco.

L’apprendimento avviene in maniera serena e piacevole.

I compiti sono commisurati alla capacità di concentrazione dei bambini, che in realtà in classe lavorano davvero tanto.

La capacità di svolgere delle attività in piena autonomia è correttamente stimolata.

Relativamente alla nostra esperienza personale, riteniamo di aver compiuto la scelta giusta.

Mettiamo da parte le nostre aspirazioni

Certo, chi va a scuola prima finisce prima, ma la scelta migliore che ognuno di noi può compiere è quella di mettere da parte le proprie aspirazioni genitoriali che, a volte, rischiano di prevaricare sulle reali esigenze dei figli.

Ad ogni modo, è fondamentale che ciascun genitore presti attenzione al proprio bambino, ne assecondi le esigenze e si confronti con l’insegnante della scuola dell’infanzia, tenendo bene a mente che ogni bimbo ha i propri tempi e che un bimbo che non è pronto per affrontare l’esperienza della scuola primaria ha diritto di essere rispettato.