Ed ecco mia figlia con le sopracciglia aggrottate, i pugni chiusi, lo sguardo fisso sul mio in atteggiamento di sfida.

Siamo sole io e lei. Ci guardiamo per diversi secondi. Poi lei afferra l’oggetto della discordia, lo scaraventa per terra e scappa nella sua stanza.

Di fronte ad un bambino arrabbiato le reazioni possono essere molte e diverse tra loro.

Una cosa è certa:

L’aggressività non si gestisce con altra aggressività.

Ma la sculacciata può essere veramente educativa?

Sono figlia anche io degli anni in cui era ritenuto normale educare a “suon di schiaffi”.

Ma oggi come madre mi sono chiesta se effettivamente tale pratica sia corretta o se, piuttosto, non sia controproducente.

Ho cercato di approfondire la tematica sia da un punto di vista socio-pedagogico che giuridico.

Oggi la scienza pedagogica è unanime nel ritenere che la “sculacciata” non solo produca effetti opposti nel tempo, generando ad esempio aggressività nel bambino, ma al tempo stesso insinui in lui frustrazione e perdita di autostima.

Ho trovato molto interessante la campagna di sensibilizzazione di Save the children “A mani ferme” per dire NO alle punizioni fisiche nei confronti dei bambini.

 “Con questa nuova Campagna Save the Children non vuole colpevolizzare i genitori, ma anzi aiutarli, dimostrando che è possibile mantenere disciplina e autorevolezza attraverso modelli educativi non violenti”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia.

E’ indubbio che il mestiere del genitore è il può arduo e il più difficile, e tutto appare più difficile di fronte all’aggressività di un bambino.

Cosa dice il diritto?

Il bambino non appartiene alla mamma o al papà, anche se lo hanno creato. Essi lo crescono e lo amano. Ma il bambino, prima che essere figlio è appunto un individuo, una persona.

Non è quindi tollerabile che un “individuo” venga percosso a scopo educativo.

Lo schiaffo influisce negativamente sul bambino, quindi la legge, se necessario, lo protegge anche dagli stessi genitori.

“Che rabbia”, un libro può aiutare

Roberto è il bambino protagonista di Che rabbia! un libro scritto e illustrato da Mireille d’Allancé e pubblicato da Babalibri.

Roberto ha trascorso davvero una brutta giornata e torna a casa tutto sporco e con una racchetta rotta in mano e che di fronte al piatto di spinaci scappa in camera, urlando e lanciando una scarpa nel corridoio.

La rabbia non viene mai nominata ma viene indicata come la “Cosa”, ovvero un mostro rosso generato dall’urlo di Roberto.

La “Cosa” comincia quindi a mettere a a soqquadro la stanza del bambino. Letto, coperte, sedie, libri. Niente viene risparmiato dalla furia della “Cosa”.

Ma la reazione di Roberto non tarda ad arrivare. Quando la “Cosa” scaraventa per terra la scatola dei giochi, Roberto esclama:

Aspetta, quello no! Hai capito? Smettila!

A questo punto la “Cosa” diventa pian piano sempre più piccola. Roberto si avvicina con premura e preoccupazione ai suoi giocattoli. Prende tra le mani il suo camion preferito:

Che cosa ti ha fatto, quel brutto bestione?

Roberto ora è finalmente calmo.

Raccoglie la “Cosa” ormai divenuta quasi invisibile e la ripone in una scatola:

Forza, su, dentro nella scatola. E non muoverti più.

Con il viso sereno e stringendo tra le mani il suo gioco preferito, Roberto torna giù ed pronto a chiedere al papà se è avanzato un po’ di dolce (eh, eh non gli spinaci!).