Io e Nicoletta siamo due mamme. Due mamme che insieme hanno deciso di condividere il proprio percorso di maternità.

Le mamme oggi sono sempre più sole nell’affrontare la loro prima gravidanza, la loro prima maternità. Stanche, spaesate…e spesso spogliate delle loro competenze materne.

I pregiudizi e i luoghi comuni sono molteplici, soprattutto quando si parla di allattamento. E i pregiudizi aumentano quando il tuo bimbo supera i sei mesi di età. Grande, troppo  grande. Ormai è solo un vizio. Il tuo latte è solo acqua.

Ho scelto di allattare mia figlia e di allattarla ancora oggi che ha quasi tre anni. Non dico sia facile, ma sento che per noi è la scelta giusta. Anche Nicoletta ha allattato a termine il suo piccolo Gabriele che oggi ha 4 anni.

Allattare è un diritto

Per l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e per l’Unicef, l’allattamento al seno è un diritto fondamentale dei bambini e delle mamme che devono essere sostenute nella realizzazione del loro desiderio di allattare.

Una recente dichiarazione pubblicata da esperti delle Nazioni Unite afferma che:

“L’allattamento è una questione di diritti umani sia per i bambini che per le madri”

(United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights, 2016).

Allattare è dunque un diritto:

  • diritto di ricevere informazioni ed aiuto che ti permettano di allattare senza interferenze e di superare eventuali difficoltà;
  • diritto di allattare ovunque ti trovi ed in qualsiasi momento;
  • diritto a essere tutelata al rientro al lavoro su come conciliare allattamento e lavoro.

Diritto di ricevere informazioni ed aiuto che ti permettano di allattare senza interferenze e di superare eventuali difficoltà.

Le donne hanno il diritto a informazioni corrette e imparziali, necessarie per prendere decisioni informate sull’allattamento.

Certo, una madre non è obbligata ad allattare il proprio bambino, ma nessuno può interferire col suo diritto ad allattarlo (Kent, 2006).

Sulla base di alcune indagini conoscitive, seguire un buon corso di accompagnamento alla nascita è risultato uno dei fattori associati a una maggiore prevalenza di allattamento completo fino ai 5 mesi.

I CAN, soprattutto se combinati a incontri post natali, si sono dimostrati efficaci nell’incrementare i tassi di inizio dell’allattamento al seno e nel prolungare la durata dell’allattamento al seno esclusivo.

(Fonte: SaperiDoc)

Diritto di allattare ovunque ti trovi ed in qualsiasi momento.

Publiée par Ovunque lo desideri sur mardi 1 mai 2018

Purtroppo oggi la cronaca quotidiana ci riferisce di numerosi casi di discriminazione e di violazione delle leggi. Sono tantissime le mamme che sono state cacciate da locali, negozi o luoghi pubblici, perché stavano allattando il proprio bambino.

Ultimo caso in ordine cronologico è ciò che è accaduto il 17 aprile, quando Olha Zdyrko si è fermata sotto il portico dell’ateneo emiliano per nutrire il bimbo. Una vigilante le ha chiesto di andarsene perché quelle scene “non sono adatte alle zone universitarie”.

L’Università di Parma – si legge in una nota pubblicata sul sito – nell’assicurare che saranno effettuati i doverosi accertamenti circa il deplorevole episodio riportato da alcune testate circa l’allattamento di una madre in locali dell’ateneo, ribadisce e conferma la propria grande attenzione nei confronti dei diritti umani e sociali.

I Dati

In Italia i dati riguardanti i disagi dell’allattamento in pubblico, raccolti attraverso un questionario su territorio nazionale, rivelano che:
  • il 31% delle donne ha vissuto atti discriminatori durante l’allattamento in luoghi pubblici;
  • I centri commerciali, i ristoranti, i giardini, gli ambienti medico-sanitario sono i luoghi dove si registrano maggiori discriminazioni;
  • Le città con la più alta incidenza di discriminazioni sono: Roma, Torino, Verona, Treviso.

Uno sportello di sostegno

Cosa può fare una mamma per difendersi, quando viene offesa o le viene chiesto di andar via da un luogo pubblico mentre nutre e soddisfa un’esigenza così importante e vitale per un bimbo?

In occasione della Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno (dall’1 al 7 di ottobre 2017) è nato in Italia il primo sportello di sostegno per le madri vittime di discriminazione mentre allattano in luoghi pubblici.

Lo sportello nasce dalla collaborazione tra l’Ass. Culturale Woodoo Star e l’Avv. Mariacristina Petrolo che già rappresenta associazioni nazionali quali IBFAN Italia e MAMI, attive da anni per la difesa dei diritti delle mamme e dei loro bambini e che hanno patrocinato l’iniziativa.

Lo sportello rappresenta così un punto di contatto e informazione per le madri in difficoltà quando decidono di allattare in luoghi pubblici. Si tratta di un traguardo importante perché rappresenta una prima risposta per la tutela dei diritti delle madri e dei loro bambini. L’iniziativa è, inoltre, tesa alla creazione di un vero e proprio vademecum utile alle madri.

Le donne che ne hanno necessità potranno, quindi, inviare la propria segnalazione via email e riceveranno una consulenza legale gratuita scrivendo all’indirizzo ovunquelodesideri@gmail.com.

Per maggiori informazioni e se desideri condividere la campagna di sensibilizzazione #ovunquelodesideri clicca qui.

Ma allattare in pubblico è proprio necessario?

Posso dire, nella mia esperienza di “allattamento in pubblico”, di non aver mai notato persone particolarmente stupite, forse solo incuriosite.

Purtroppo invece qualcuno si scandalizza e si domanda: ma allattare in pubblico è proprio necessario?

Mi piacerebbe raccontarvi qui, le  ragioni per cui l’allattamento in pubblico non solo è necessario ma andrebbe incoraggiato.

La fisiologia

Se tutti noi conoscessimo i meccanismi che regolano l’allattamento al seno, sono certa che episodi come quelli citati non vi verificherebbero più.

Purtroppo, l’idea ancora dura da scardinare, figlia degli anni Settanta in cui vi è stato il boom dell’alimentazione con latte artificiale, è che allattare significhi seguire orari fissi e predeterminati cui il bambino deve “abituarsi”.

Ora, l’allattamento materno segue dei meccanismi praticamente opposti. Ogni diade è unica, ed è quindi unica la relazione di allattamento che mamma e figlio svilupperanno.

Proviamo a pensare a noi adulti. Tutti mangiamo, ma ognuno di noi lo fa in modo diverso e con tempistiche diverse. C’è chi è solito masticare più lentamente, c’è chi invece riesce a ingoiare il cibo quasi senza masticarlo. Cosa ci fa pensare che per i neonati non valga lo stesso principio? Ogni bambino è diverso e quindi diverso sarà il suo modo di alimentarsi al seno, per velocità e numero di poppate. Ne deriva l’impossibilità di conoscere con anticipo quando il bambino vorrà poppare.

Le madri che allattano dovrebbero quindi essere messe in grado di andare ovunque e di allattare i propri bambini quando necessario.

Oltretutto, le madri non sono solo una “dispensa” da cui sui i bambini attingono nutrimento. Il seno materno disseta,  concilia il sonno e quindi accompagna i neonati alla nanna, consola dalla paura e lenisce i dolori. Spesso, è l’unico modo per calmare il pianto del neonato. 

Dunque anche i bambini hanno il diritto di poter  poppare quando necessario e la società dovrebbe adeguarsi e creare le condizioni perché questo possa avvenire.

Condividere per normalizzare

Allattare in pubblico può diventare uno strumento attraverso il quale rendere tale gesto “normale” anche agli occhi delle nuove generazioni. Le mie bambine quando giocano tra loro con le bambole non le nutrono con il biberon, ma fingono di allattare. Per loro quindi, è diventata una pratica normale.

Le generazioni nate dopo gli anni Settanta sono state poco esposte a immagini di donne che allattano. Molte donne sono così arrivate alla loro prima gravidanza senza aver mai tenuto un bambino piccolo tra le braccia e senza aver mai visto un’altra donna allattare. Allattare è difatti un atto appreso.

Per questo le donne dovrebbero essere incoraggiate ad allattare ovunque ritengano opportuno.

Baby Pit-Stop

Sulla base di queste considerazioni, diventa fondamentale sollecitare la nascita di comunità amiche dei bambini che prevedano la creazione di aree dove allattare diventa la normalità e che incoraggino le donne ad allattare.

Cosa sono i Baby Pit-Stop?

Il Baby Pit Stop (BPS) prende il nome dalla nota operazione del “cambio gomme + pieno di benzina” che viene effettuata in tempi rapidissimi durante le gare automobilistiche di Formula Uno. Nei BPS il cambio riguarda il pannolino, e il “pieno” è di sano latte materno, ricco di nutrienti e di anticorpi.

Negozi, farmacie, bar e supermercati dovrebbero disporre di spazi dove le mamme e i loro bambini possono fermarsi ad allattare.

Se si rendesse disponibile un nuovo vaccino che prevenisse un milione o più di morti infantili all’anno, e che fosse oltretutto poco costoso, sicuro, somministrabile per bocca, e non richiedesse la ‘catena del freddo’, diventerebbe immediatamente un imperativo di salute pubblica» scrive J. Dobbing in “A Warm Chain for Breastfeeding” sulla prestigiosa rivista medica internazionale The Lancet (1994).

Diritto a essere tutelata al rientro al lavoro su come conciliare allattamento e lavoro.

In Italia le statistiche disponibili sulle percentuali di allattamento ci raccontano che a tre mesi dal parto è allattato al seno in maniera esclusiva il 49,2% dei bambini, percentuale che crolla a sei mesi attestandosi intorno al 7,7%.

Quali sono i motivi di questo calo? E quanto incide il ritorno a lavoro in questa finestra?

Come ha evidenziato Tiziana Catanzani (Consulente IBCLC) nel suo libro “Lavoro&Allatto” (che peraltro consiglio vivamente), non è possibile fornire una risposta esaustiva a tale domanda in quanto mancano dati statistici circa la durata dell’allattamento esclusivo dopo il rientro a lavoro. E se mancano i controlli, le raccomandazioni rischiano di rimanere lettera vuota.

Purtroppo, oggi le donne lavoratrici sono lasciate sole dinanzi all’interrogativo:

Continuo ad allattare…a dare il biberon…a lavorare?

Non solo, spesso la donna che intende tornare a lavorare viene spesso sottoposta a gravi giudizi. Io sono rientrata in ufficio al compimento dei 3 mesi di entrambe le mie bambine. Presto, molto presto secondo alcuni tanto da arrogarsi il diritto di dirmi:

Io non potrei mai pensare di far crescere i mie figli a qualcun altro.

Parole forti e crudeli che pesano come macigni sul cuore di una donna, di una madre che sta vivendo il momento critico del rientro a lavoro.

Non dimenticherò mai infatti i sentimenti che ho provato il primo giorno di lontananza dalla mia bambina. Ero spaccata a metà. Ecco perché trovo profondamente ingiusto chiedere alla donne di dover “scegliere”.

Le leggi attuali non tutelano sino in fondo tale diritto. L’astensione obbligatoria copre sino ai tre mesi del bambino (quattro nel caso in cui si scelga la formula 1+4), ma se le indicazioni internazionali e ministeriali suggeriscono un allattamento esclusivo sino ai sei mesi di vita del bambino, come si conciliano tali due circostanze?

Oggi più che mai la questione dovrebbe tornare centrale anche nel dibattito politico.

I luoghi di lavoro dovrebbero essere  considerati un settore chiave. A tal fine andrebbero incentivate le aziende che decidono di supportare le donne attraverso, ad esempio, la creazione di spazi privati per estrarre il proprio latte durante le ore di lavoro.

Occorre quindi continuare a confrontarsi per promuovere il cambiamento culturale sull’allattamento materno.  Ognuno di noi può contribuire al raggiungimento di questo traguardo!