Alimentazione Complementare

Con l’arrivo di un bambino la vita dei genitori viene meravigliosamente modificata.

La sua crescita richiede cura, attenzioni, amorevolezza, pazienza e ascolto. Vederlo affrontare piccoli-grandi cambiamenti è quanto di più emozionante possa esserci.

Certamente, una delle tappe cruciali è il “passaggio” all’alimentazione complementare.

A tal proposito è bene ricordare che l’OMS, insieme all’UNICEF, al Dipartimento Statunitense della Salute e dei Servizi Umani, all’Accademia Americana di Pediatria, all’Accademia Americana dei Medici di Famiglia, al Royal Australian College dei Medici Generici e al Ministero della Salute Canadese, sostengono l’assoluta importanza dell’allattamento eslusivo al seno fino ai sei mesi di vita compiuti.

In una dichiarazione del 15 gennaio 2011, l’OMS ” raccomanda alle madri in tutto il mondo di allattare i loro bambini in modo eslusivo fino a sei mesei compiuti, perchè raggiungano crescita sviluppo e salute ottimali. In seguito, i bambini dovrebbero ricevere cibi complementari nutrienti, mentre continuano ad essere allattati fino a due anni o oltre”.

Ciò significa, come abbiamo detto più volte, che dopo il compimento del sesto mese il latte materno deve restare, per il bambino, l’alimento principale fino all’anno di vita e non essere improvvisamente  sostituito dall’introduzione di cibi solidi. Successivamente al compimento dell’anno è consigliabile proseguire con l’allattamento fino ai due anni o, comunque, fino a quando mamma e bambino lo desiderano.

Le evidenze scientifiche, oggi, ci mostrano come il latte materno sia l’alimento migliore per un bambino e come la prosecuzione dell’allattamento abbia benefici in termini di salute fisica ed emotiva.

Basti pensare al fatto che, ad esempio, successivamente al sesto mese di vita del bambino il latte materno diventa ancor più ricco di anticorpi, aumentando quindi l’apporto di fattori immunitari assunti dal bambino.

Il momento della pappa genera in molte mamme ansia, in quanto spesso ripongono eccessive aspettative sui reali desideri di sperimentazione del proprio bambino.

Innanzitutto va detto che non è possibile stabilire regole univoche e generiche, ma ogni bambino è diverso dall’altro e nell’introduzione dell’alimentazione complementare è, quanto mai, importante osservare ed assecondare le necessità ed i desideri di ogni singolo bimbo.

Ci sono bambini che già intorno ai 4-5 mesi cominciano a mostrare interesse per il cibo, mentre ce ne sono altri che, anche ad 8 o 9 mesi non desiderano sperimentare questa novità.

Questo non costituisce affatto un problema, ciò che si deve tenere bene a mente è che il bambino comincerà ad alimentarsi “diversamente” quando sarà pronto; è soltanto una questione di tempo, ma prima o poi ogni bambino asseconderà il naturale istinto di alimentarsi esattamente come gli adulti.

Benché già dai 4 mesi i bambini siano in grado di digerire qualsiasi alimento e di metabolizzarlo senza particolare sovraccarico renale, affinché siano in grado di nutrirsi con cibi solidi è necessaria anche la compresenza di competenze neuromotorie.

Il bambino deve saper controllare il tronco, deve possedere una manualità che gli permetta di portare correttamente il cibo alla bocca, anche con l’ausilio di una posata, deve saper gestire il cibo in bocca con sicurezza e saperlo deglutire senza rischi.

Tali capacità si sviluppano intorno ai sei mesi di vita, ed è perciò questo il periodo in cui con maggiore probabilità il bambino sarà in grado di iniziare l’esperienza dell’alimentazione complementare.

Il senso del gusto e una sana educazione alimentare si formano nei primi 2-3 anni di vita del bambino.

Se questo viene, precocemente, abituato all’assunzione di cibi ricchi di zuccheri, conservanti, edulcoranti, sottoposti a processi industriali, di fatto verrà educato a “dipendere” da quel tipo di cibi e di sapori, a scapito certamente della sua salute.

Pertanto, nel momento in cui si comincerà a proporre al bambino alimenti diversi dal latte materno è bene che questi siano alimenti freschi e di stagione, sia perchè molto più salutari, sia perchè educheranno correttamente il gusto del bambino.

Come fare per comprendere se il vostro bambino è pronto per cominciare?

Siete la sua mamma e nessuno più di voi è perfettamente in grado di comprendere ciò che vostro figlio vi comunica!

Ad ogni modo, ci sono dei segnali utili a capire che si può sperimentare.

Generalmente, quando un bimbo è pronto, mostra interesse e curiosità per il cibo quando vede mangiare il resto della famiglia, mostra di voler portare il cibo alla bocca, ha perso il riflesso di estrusione, insomma l’indicatore principale è il suo comportamento.

Se il bambino è interessato, con buona probabilità mangerà.

Quando si comincia, però, non ci si deve aspettare che il bambino mangi la quantità che gli viene proposta, è necessario cominciare con piccoli assaggi che andranno via via aumentando.

Il piccolo non ha da subito chiaro il concetto che il portare il cibo alla bocca equivalga a nutrirsi, soprattutto all’inizio per lui è solo una entusiasmante e divertente scoperta.

Anche io, con la mia prima figlia, ho vissuto “l’ansia” di vederle terminare tutta la pappa e la conseguente delusione di ritrovarla, in gran parte, sputacchiata ovunque.

Col tempo, però, ho compreso che la soluzione più giusta fosse proprio quella di assecondare i suoi ritmi e le sue esigenze.

Come iniziare?

In realtà non esiste una regola valida per tutti, certamente una strategia rivelatasi efficace è quella di continuare regolarmente con l’allattamento a richiesta e proporre piccoli assaggi di cibo al bambino, quando anche il resto della famiglia siede a tavola.

Non è importante, quindi, che si cominci con il pranzo, con la cena o con la merenda. Di fatto si tratta di individuare la strategia più comoda ed efficace per voi e per il vostro bambino.

Spesso molte mamme lamentano un netto rifiuto da parte del bambino a mangiare ciò che gli viene proposto.

Questo può risultare molto stressante per la mamma che, di contro, si aspetta di vederlo mangiare con gusto.

Troppo frequentemente viene, erroneamente, consigliato alle mamme di eliminare le poppate per sostituirle con il pasto. Ciò, con buona probabilità, comporterà un rifiuto del bambino con annessa crisi di pianto dello stesso e senso di frustrazione da parte della mamma.

Abbiamo già detto che il bambino ha bisogno di tempo per comprendere che attraverso l’introduzione di nuovi cibi nella bocca può alimentarsi e soddisfare la sua fame.

All’inizio per lui è tutto nuovo e l’unico modo che conosce per alimentarsi è proprio il seno.

Inoltre, l’introduzione dell’alimentazione complementare corrisponde spesso con il rientro a lavoro della mamma e con l’aumentare delle ore di distacco tra lei ed il piccolo.

Entrambi questi fattori comportano la necessità che il bambino venga accompagnato gradualmente alla scoperta dei nuovi sapori.

Quando la mamma torna a casa è più che normale che il piccolo desideri un momento tutto per sè e preferisca ritrovare nel seno della mamma oltre che il suo nutrimento, anche l’affetto e le rassicurazioni di cui ha bisogno.

Di conseguenza, tenendo bene a mente che il latte materno deve restare l’alimento principale fino all’anno di vita, non bisognerà sostituire le poppate con il momento pappa, ma offrire il seno al bambino esattamente come si faceva prima e, successivamente, provare a proporgli un assaggio del nuovo alimento.

Con il tempo il bambino imparerà a comprendere che in quel modo potrà nutrirsi ed aumenterà sempre di più la quantità di cibo solido introdotta.

Continuare ad allattare a richiesta permette al bambino di assumere tutto ciò che gli è necessario, mentre il suo organismo si abitua ai cibi solidi.

Che cosa proporre?

Oggi siamo abituati al tutto pronto, il marketing fa di tutto per convincere le neo mamme che i cibi industriali siano la soluzione migliore in termini di tempo e di qualità.

A ben guardare, però, non è esattamente così.

I prodotti industriali vengono manipolati più e più volte al fine di renderli più facilmente digeribili e più gradevoli al gusto.

Quanto alla digeribilità, se un alimento non è facilmente digeribile è più opportuno non assumerlo affatto piuttosto che sottoporlo a processi industriali. Inoltre, il cibo omogeneizzato non abitua il bambino ad utilizzare i denti per mangiare e, di conseguenza, non lo educa alla reale consistenza dei cibi.

In casa ognuna di noi è dotata di utensili adatti a sminuzzare i cibi, FRESCHI, affinchè possano essere deglutiti da un bambino.

Quanto al gusto, al fine di rendere tali cibi più gradevoli vengono spesso aggiunti sale e zucchero, sconsigliati nella alimentazione di un bambino, perché possono creare assuefazione e predisporre a patologie legate proprio ad una alimentazione scorretta.

La lavorazione dei prodotti industriali ne determina la perdita dei principi nutritivi, delle fibre e di tutti quei microrganismi utili all’igiene intestinale.

Il nostro organismo, per restare sano, ha necessità di consumare cibi freschi.

I processi di conservazione necessitano della introduzione di ingredienti aggiuntivi non proprio indicati nell’alimentazione di un bambino.

Tanto basterebbe per farci comprendere quanto sia più opportuno e salutare proporre ai nostri cuccioli cibi freschi, di stagione, possibilmente locali e preparati da noi, continuando con l’allattamento al seno       (risoluzione OMS 55.25 del 2002).

Non è nemmeno utile seguire un determinato ordine di inserimento dei cibi nell’alimentazione, in quanto secondo la Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatriche i bambini già a sei mesi sono pronti per assaggiare quasi tutti i cibi e a otto o nove mesi sono in grado di mangiare da soli tutti i cibi che consuma il resto della famiglia.

Come vedete, quindi, è possibile passare all’alimentazione complementare senza stress ed ansie, ma semplicemente adeguando i bisogni del bambino alle necessità della famiglia.

Ciò che va, senza dubbio, evitato è il  far mangiare il bambino con l’inganno, magari distraendolo con attività di vario genere, quale la visione di un cartone animato o l’utilizzo dello smartphone.

È fondamentale che il bambino mangi consapevolmente, perché è importante che impari ad alimentarsi e perché mangiare senza rendersene conto porta a consumare più cibo di quanto sia necessario.

Passare dal poppare all’alimentarsi con cibi solidi richiede tempo, pazienza ed apprendimento.

Solo se il bambino sarà concentrato su quello che sta facendo potrà imparare a “mangiare come i grandi” e ad apprezzare “i piaceri del cibo”.

Molti bimbi preferiscono mangiare da soli e non essere imboccati, anche questo fa parte del desiderio di sperimentare e della curiosità legata alla novità.

E’ bene, anche in questo, assecondare la volontà del bambino permettendogli di portare il cibo alla bocca con le mani e di gustarsi la gioia di questa nuova scoperta.

Potrete, allora, preparare due porzioni, una da dare al bambino affinchè possa provare a mangiare da solo ed una da tenere voi per imboccarlo, in modo da essere certe che mangi, senza negargli l’opportunità di provare a fare da solo.

Man mano che il bambino crescerà le sue capacità aumenteranno e, in men che non si dica, ve lo ritroverete come perfetto commensale!

I primi due anni di vita sono fondamentali per porre le basi di una alimentazione sana.

L’alimentazione complementare è un processo naturale e spontaneo che può essere serenamente affrontato da ogni mamma con l’ausilio del suo buon senso e della propria esperienza culinaria.

Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio di leggere “Allattare un gesto d’amore” di Tiziana Catanzani e Paola Negri, edito Bonomi.