Diventare genitori

Diventare genitori è l’esperienza più entusiasmante e sconvolgente che ci possa capitare.

Si, l’arrivo di un figlio sconvolge inevitabilmente la nostra esistenza. Il tempo per noi diminuisce, le lunghe dormite diventano un miraggio, la casa ordinata un lontano ricordo. Cambiano e le priorità. L’amore, però, quello cresce. Cresce a dismisura ogni giorno di più. Riempie il nostro cuore, i nostri occhi, la nostra anima e ci rende migliori di quanto ci aspettassimo.

Ebbene, nonostante questo, prendersi cura di un bambino non è cosa semplice.

Fino a quando bisogna relazionarsi con un neonato, di fatto, è necessario e fondamentale connettersi con i suoi bisogni.

Un bimbo molto piccolo non ha vizi, questo è sempre bene ricordarlo, ma ha soltanto bisogni. Ha trascorso nove lunghi mesi nel pancione della sua mamma, riscaldato coccolato e protetto ed ora che si ritrova catapultato in un mondo frenetico e rumoroso ha solo bisogno di riconquistare i suoi ritmi.

In fondo siamo mammiferi ed i nostri piccoli non sono altro che cuccioli d’uomo.

Man mano che il bambino diventerà più grande, mostrerà il suo carattere, cercherà di affermare la propria personalità, entrerà in relazione con noi in maniera differente.

Sarà questo, forse, il momento in cui ci ritroveremo a fare i conti con l’educazione che noi stessi abbiamo ricevuto, sarà ora che probabilmente riproporremo gli stessi schemi.

Lo schema può ripetersi

Molti di noi ricordano di essere stati schiaffeggiati da bambini o di essere stati duramente rimproverati, ricordano bene le urla, l’umiliazione di quegli istanti ed il senso di frustrazione che ne è derivato.

Se ognuno di noi si fermasse un solo istante a ripercorrere con la mente quegli episodi, ne uscirebbe dolorante nell’anima.

Eppure spesso accade che, di fronte ad una situazione di difficile gestione con i nostri figli, noi non facciamo altro che riproporre quello schema.

Save the Children ci fornisce un dato allarmante : in Italia il 25% delle famiglie utilizza la punizione corporale come metodo educativo.

Senza, ora, voler entrare nel merito del perché picchiare un estraneo costituisca una fattispecie di reato e, invece, picchiare i propri figli dovrebbe essere consentito e, magari (cosa ancor più aberrante) ritenuto giusto, abbiamo idea di cosa a livello psicologico le botte e le urla provochino nei nostri bambini?

La violenza, fisica o verbale che sia, scaverà un solco indelebile nella loro anima, insegnerà loro che è quello il modo per ottenere ciò che vogliono, che il predominio e la legge del più forte sono sempre la soluzione giusta.

Si sentiranno in colpa, umiliati, non amati e daranno anche loro sfogo all’aggressività. Avvertire di non avere il valore che vorremmo per i nostri cari può essere causa di aggressività ed un bambino che non si sente amato si convincerà di non aver valore.

E’ proprio attraverso la manifestazione dell’aggressività che il bambino comunica il suo disagio. Pertanto, sarà importante fermarsi ad accoglierlo, ascoltarlo e comprendere che cosa sta accadendo nella relazione genitoriale.

E’ stato dimostrato che la maggior parte degli adulti che da bambini hanno ricevuto una educazione impositiva, ai quali sono stati imposti l’obbedienza ed il silenzio, saranno più predisposti sia a riprodurre lo stesso sistema educativo quanto e più pericolosamente, ad accettare e diffondere idee totalitarie ed intransigenti, ad aggregarsi in gruppi che sostengono questo tipo di ideologie, perché è solo nel cieco riconoscimento dell’autorità che sanno riconoscersi.

Accogliere, invece, i bambini ascoltarli, accompagnarli nella loro crescita, aiutarli a decodificare gli accadimenti della vita, insegnargli a gestire le proprie emozioni, alimentare l’autostima, infondere sicurezza, trasmettere il senso di giustizia attraverso l’esempio è fondamentale per formare uomini e cittadini in grado di difendere la giustizia e respingere i soprusi ed è compito imprescindibile di qualunque educatore.

Come cambiare rotta

Troppo spesso la domanda che ogni genitore si pone è :

Perché mio figlio non mi ascolta?

L’esigenza primaria è quella di stabilire delle regole da far rispettare, ricevere appunto obbedienza. Ciò che ci si dovrebbe chiedere, invece, è cosa c’è che non funziona nel rapporto con i nostri figli.

Siamo attenti alla dimensione relazionale? Comunichiamo in maniera rispettosa con loro? Dedichiamo del tempo a giocare insieme a loro?

Non è affatto sbagliato stabilire delle regole, ma queste sono condivise? Abbiamo trovato il modo di individuarle insieme?

Se le regole sono condivise verranno certamente accettate. In presenza di un bambino piccolo è compito del genitore assicurarsi che dia sfogo alla propria curiosità in piena sicurezza, semplicemente vietare qualcosa non lo distoglierà dal volerla “conquistare”.

E’ fondamentale, allora, stabilire una relazione con i propri figli, considerarli come dei partner.

Ognuno di loro si aspetta un rapporto esclusivo con noi. E’ necessario stabilire una relazione duale, all’interno della quale comunicare e conoscersi. Questo deve avvenire tra ciascun genitore e ciascun figlio, perché solo attraverso un substrato di rapporti duali è possibile costruire un rapporto comunitario.

Accennavamo, prima, alla necessità del bambino di affermare la propria personalità. Bene questo, spesso, può comportare l’insorgere di contrasti, un estenuante tira e molla che, a volte, esaspera il genitore.

Un rimedio per questa “prova di forza” è certamente quello di abbandonare strategie che vadano solo verso l’imposizione per sostituirle, ad esempio, con uno spazio di scelta assicurato al piccolo.

Il suo desiderio di prendere decisioni va assecondato e proporgli delle possibilità di scelta, all’interno di alternative precedentemente individuate dal genitore, soddisferà la sua voglia di affermazione ed eviterà contrasti faticosi da gestire.

Proviamo a fare un esempio sciocco: far scegliere al bambino se mangiare lenticchie oppure ceci, darà a lui la sensazione di aver deciso per sé ed al genitore la possibilità di evitare un contrasto e guidare allo stesso modo il bambino nella scelta di una pietanza sana.

Va da sé che deve esistere una coerenza educativa tra entrambi i genitori, che va applicata tutti i giorni. La mamma ed il papà devono essere entrambi di esempio e comportarsi coerentemente nei confronti dei figli.

Non dobbiamo mai dimenticarci, poi, che i bambini imparano per imitazione e che, il nostro modo di comportarci sarà di per sé stesso un modello educativo.

Abbracciare un metodo educativo non violento, purtroppo, non è una cosa semplice, in quanto di fatto la nostra cultura è ancora lontana da questo modo di concepire la relazione genitoriale.

L’adattamento ed il cambiamento sono processi lunghi e faticosi, che richiedono pazienza, convinzione e dedizione.

La tentazione di cedere alla sberla è, spesso, forte in ognuno di noi, ma se davvero vogliamo contribuire a formare uomini e donne più giusti e rispettosi è necessario invertire la rotta.

Accogliamo i nostri bambini, ascoltiamoli, diamogli fiducia, riconosciamo le loro potenzialità, insegniamogli a stabilire regole giuste per tutti, leggiamo insieme a loro il mondo che si muove attorno.