L’attesa

L’attesa di un bambino porta con sé un’atmosfera magica ed entusiasmante. Il corpo della donna si trasforma, diventa nido, accoglie ogni giorno con più intensità la nuova vita che cresce.

I genitori sperimentano la bellezza della pazienza, del progetto, della preparazione.

Ogni donna immagina il proprio parto, lo desidera. Spera che sia perfetto, che corrisponda alle sue aspettative, che sia una esperienza d’amore e di profondo rispetto per sé e per il suo bambino.

Purtroppo, non sempre le cose vanno così. La realtà ci racconta esperienze negative, parti traumatizzanti, desideri non rispettati, donne deluse dalla propria esperienza.

Il parto, purtroppo, ha perso la sua dimensione intima. Le competenze proprie delle donne sono state quasi dimenticate ed è intervenuta una medicalizzazione sempre più “ingombrante”.

Ciò che più pesa è indubbiamente una generale mancanza di consapevolezza e conoscenza circa i diritti inviolabili delle donne, da parte delle operatrici e degli operatoti sanitari.

Tali diritti sono strettamente connessi al tipo ed alla qualità dei sistemi assistenziali, alla pratica dell’episiotomia, all’accesso ai servizi anestesiologici ed alla maturazione del consenso informato.

Il 27 settembre 2016 sono state pubblicate le Midwifery and Human Rights: A practitioner’s guide

Esse hanno lo scopo di portare a conoscenza dei professionisti del settore, tutti quei diritti, propri di mamma e bambino, che riguardano la gravidanza ed il momento del parto.

Hanno soprattutto lo scopo di garantire che gli stessi non vengano violati. L’assistenza che una donna riceve durante la gravidanza ed il parto hanno, infatti, effetti a lungo termine dal punto di vista, psicologico, fisico ed emotivo.

Spesso la donna vede violato il proprio fondamentale diritto ad autodeterminarsi ed a compiere scelte consapevoli.

È imprescindibile che gli operatori sanitari conoscano i diritti delle donne non solo per evitare di violarli, ma anche per rispettarli e promuoverli.

Il Regno Unito ha sempre rappresentato un modello da seguire ed ha sempre avuto a cuore il benessere di donne e bambini. E’ auspicabile che anche il nostro Paese faccia riferimento a quanto enunciato da Birthrights.

Da qualche anno, la legislazione e le linee guida internazionali vengono in aiuto delle donne fornendo loro un importante strumento per esprimere le proprie esigenze, portare l’attenzione sui propri diritti e “programmare” il proprio parto.

 

Che cos’è il piano del parto?

È un documento, da consegnare alla direzione sanitaria della struttura presso la quale si è scelto di partorire, che contiene tutte le richieste che la donna desidera avanzare al fine di vivere un parto il più sereno possibile.

Lo si potrà consegnare durante l’ultima visita, oppure durante il travaglio. Il personale sanitario lo inserirà all’interno della cartella clinica, diventando documento ufficiale che gli operatori si impegneranno a rispettare il più  possibile.

Non si tratta di fatto di un documento strettamente vincolante, in quanto le richieste potranno essere disattese in caso di emergenze e/o complicanze, per cui verrà deciso di intervenire a prescindere dalle richieste stesse.

In tal caso, però, in cartella clinica saranno riportate le motivazioni per cui quelle richieste non sono state rispettate.

È importante stilare il piano del parto perché permetterà alla donna di acquisire maggiore consapevolezza di ciò che desidera, di quale sia l’assistenza al parto all’interno di quella struttura ospedaliera, di quali sono i propri diritti.

Permetterà, altresì, agli operatori sanitari di avere contezza del fatto di trovarsi di fronte ad una persona informata e consapevole, con la quale poter instaurare una relazione di fiducia reciproca, prevenendo proprio quelle forme di violenza ostetrica estremamente dannose per mamma e bambino.

Il principio per cui nella relazione paziente-medico quest’ultimo debba assumere una posizione di supremazia è ormai superato, tanto più in ambito ostetrico.

Ogni singolo individuo ha diritto di esprimere la propria opinione e di esercitare il proprio diritto di autodeterminazione, sì come stabilito dalla Convenzione di Oviedo, all’art.5.

In ambito ostetrico, più che altrove, le competenze del medico e della donna si fondono, si scambiano, costruendo una relazione di rispetto e parità che condurrà la futura madre a vivere la più gratificante esperienza di parto possibile.

Purtroppo in Italia non tutti gli ospedali accolgono di buon grado il piano del parto. Lo avvertono come una intromissione, come una pretesa non supportata da reali competenze ed esigenze. Pertanto è quanto mai importante informarsi anche sulla struttura sanitaria che si sceglie, per evitare esperienze emotivamente e fisicamente dolorose.

Il piano del parto non è un modo per sostituirsi agli operatori sanitari, anzi è uno strumento per instaurare con loro un rapporto di trasparenza e fiducia. È un modo per dialogare con la struttura sanitaria, chiedere il rispetto dei propri diritti, collaborare alla buona riuscita dell’evento nascita.

L’OMS non redige una vera e propria copia del piano del parto, ma attraverso le 15 raccomandazioni, ci aiuta a comprendere quali siano le buone pratiche di assistenza della partoriente.

E’ proprio sulla base di queste raccomandazioni che il piano del parto deve essere redatto, esprimendo i propri desideri, che siano in linea con quanto individuato dalle evidenze scientifiche.

Ecco le 15 raccomandazioni:

  • Per il benessere psicologico della donna deve essere assicurata la presenza di una persona di sua scelta (familiare o non) e la possibilità di ricevere visite nel periodo post-natale

  • A Tutte le donne deve essere garantito il rispetto dei loro valori e della loro cultura

  • L’induzione del travaglio deve essere riservata solo a specifiche indicazioni mediche non dovrebbe raggiungere un tasso di applicazione superiore al 10% dei parti avvenuti in una determinata area geografica.

  • Non esiste nessuna prova che dopo un parto cesareo sia necessario un ulteriore intervento chirurgico per partorire. Dopo un cesareo dovrebbero essere incoraggiati i parti per via vaginale.

  • Non esiste nessuna indicazione per la tricotomia (la rasatura del pube) e per il clistere prima del parto.

  • La rottura delle membrane, va provocata solo in caso di estrema necessità e a travaglio inoltrato.

  • Durante il travaglio si dovrebbe evitare la somministrazione di farmaci se non per casi specifici.

  • Il monitoraggio fetale deve essere effettuato solo in vista di un travaglio indotto o in situazioni particolari.

  • Si raccomanda di non imporre la posizione supina durante il travaglio e il parto. La madre deve poter camminare durante il travaglio e scegliere la posizione che ritiene più consona per fare nascere il bambino.

  • Quando si può è meglio evitare l’episiotomia.

  • Le madri vanno incoraggiate a tenere con sé il bimbo e ad allattarlo a richiesta.

  • Il neonato in salute deve restare con la madre. non ci sono giustificazioni alla separazione di madre e neonato.

  • Si deve incoraggiare immediatamente l’allattamento al seno.

  • Il latte materno costituisce l’alimentazione ideale del neonato e dà allo sviluppo del bambino basi biologiche ed effetti impareggiabili.

  • In gravidanza si raccomanda un’educazione sistematica sull’allattamento al seno, poiché attraverso una educazione ed un sostegno adeguato tutte le donne sono in grado di allattare.

Eccovi un facsimile.

piano del parto

Indubbiamente il richiamo alla fisiologia del parto è riferita al parto naturale.

Di fatto ciò su cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità concentra la sua attenzione è il rispetto della donna, della coppia, dei loro tempi, dei tempi del bambino, evitando quanto più possibile una eccessiva medicalizzazione.

Per le donne che, invece, sanno di dover affrontare un cesareo il piano del parto è altrettanto utile, soprattutto per pianificare al meglio il post partum.

Le donne possono chiedere di non essere separate dal proprio bambino, di avviare precocemente l’allattamento, di avere subito accanto a sé il proprio partner.

Vivere un’esperienza di parto e di post partum serena, rispettosa e gratificante è determinante per lo sviluppo sano del rapporto tra mamma e bambino. Previene episodi di sofferenza emotiva che possono risultare anche molto invalidanti per la donna.

Il piano del parto può aiutarci a comprendere ciò che desideriamo per il nostro parto. Ma non può e non deve essere una imposizione al personale sanitario.

La pretesa non è mai la via giusta per l’instaurazione di un rapporto rispettoso, nè per l’ottenimento di ciò che desideriamo. L’eventuale insorgere di tensioni non favorirà una nascita serena.

Si tratta piuttosto di una proposta, di uno strumento per esprimere i propri desideri che, se presentato in questa forma, verrà certamente accolto di buon grado.

Ancora una volta grazie a Francesca Zaccaria per la concessione delle sue meravigliose immagini.