Il cambiamento

Settembre più di altri è il mese che rappresenta il cambiamento.

Le vacanze sono terminate, i ritmi giornalieri si modificano, l’autunno è alle porte, gli abiti leggeri cominciano ad essere dismessi.

Il cambiamento più importante, però, è certamente rappresentato dal rientro a scuola o, per i più piccoli, dall’inserimento scolastico. Per i nostri bimbi l’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia è un cambiamento importante e non sempre facile da gestire.

Fino all’inizio di quella che per loro è una nuova avventura, hanno trascorso le giornate in compagnia della mamma, o della nonna, o comunque di una figura ormai diventata per loro un punto di riferimento.

I ritmi, le attività, le attenzioni riservategli sono stati, fino a quel momento, note e con essi le emozioni che gli stessi producevano. Allontanarsi da tutto ciò che per loro ha significato certezza e protezione non è semplice.

Il tripudio di emozioni che un tale cambiamento scatena nell’animo di un bambino va accolto e gestito.

Saper ascoltare le emozioni significa sapersi avvicinare a tutti, grandi e piccini. Le emozioni sono ciò che ci accomuna a qualunque età.

Tutti proviamo delle emozioni, ma non tutti sappiamo accoglierle e veicolarle correttamente.

I bambini vanno guidati, accolti, compresi e protetti anche in questa fase.

Accogliere le emozioni

E’ bene aver presente che i bambini non sono degli adulti in miniatura, perciò non si può ritenere che debbano automaticamente adeguarsi ai tempi e alle necessità dei grandi.

Pretendere che un bambino si abitui rapidamente ad un ambiente e a delle persone nuove significa reprimere i suoi bisogni.

Un bambino va accolto e rispettato in quanto bambino. Ne vanno ascoltati i bisogni ed è necessario rispondere alle sue esigenze.

Molto spesso il pianto per il bambino rappresenta un modo per comunicare un disagio. Se ci pensate, inoltre, un bimbo molto piccolo non conosce altro modo per comunicare.

I genitori, o gli adulti in generale, tendono a non dare ascolto a quel richiamo, senza comprendere che in quel modo stanno comunicando con chiarezza che non sono disposti a rispondere alle richieste del piccolo.

Purtroppo nella nostra cultura i bisogni dei più piccoli non sono ritenuti importanti quanto quelli degli adulti.

Basterebbe, di fatto, che ognuno di noi ricordasse di essere stato bambino per essere maggiormente predisposto a mettersi all’ascolto del piccolo.

Spesso ci vengono forniti manuali di esperti che ci illustrano quali e quante regole ferree introdurre per “educare bene” un bambino, mostrando i nostri cuccioli come furbi e freddi manipolatori.

Ciò che, invece, va veramente fatto è abbattere un grosso tabù che ancora esiste : il contatto fisico ed emotivo.

Esso è un fatto naturale e fisiologico che comprende anche il distacco, altrettanto fisiologico.

Il momento in cui lasciar andare i nostri figli arriva, sempre, anzi arriva già al momento della nascita, ma farlo rispettando le emozioni di tutti, grandi e piccini, aiuta a viverlo in maniera più serena.

Nel momento in cui una mamma decide di mandare il proprio bimbo al nido, dovrà necessariamente condividere le proprie scelte educative con l’esterno.

Incontrare persone capaci di accogliere le nostre emozioni e quelle del nostro bimbo, ci darà la possibilità di concordare delle modalità di accudimento condivise che non neghino il nostro sentire.

Se, invece, ci verrà imposto di rispettare tempi e protocolli ciò comporterà una maggiore difficoltà nell’accettazione del cambiamento sia per noi che per il nostro bambino.

Sono proprio i modelli culturali basati sulla rigidità che determinano delle mancanze affettive, le quali si sviluppano senza tener conto della dimensione affettiva dell’essere umano.

Nel momento in cui un bambino si appresta ad andare al nido fioccano i consigli da parte di tutti, non sempre però si tratta di cose degne di essere tenute in considerazione.

Miti da sfatare

Preparazione

Spesso si ritiene di dover preparare il bambino all’ingresso a scuola, modificando le abitudini, le organizzazioni familiari e le scelte educative.

Si ritiene di dover smettere di allattare o di doverlo necessariamente costringere a dormire nella propria camera.

Molte figure professionali insistono nell’instillare nei genitori la convinzione che il modello educativo corretto sia quello del distacco e del basso contatto.

Niente di più sbagliato! Ormai sappiamo molto bene che la sicurezza si costruisce con la presenza, con il contatto e con l’affetto.

Stravolgere le proprie abitudini non fa altro che creare stress in un nucleo familiare che, dalla nascita di quel bambino, ha amorevolmente lavorato per costruire il proprio equilibrio.

Ogni famiglia racconta una storia, un vissuto, delle emozioni e va accolta e rispettata.

Con amore e pazienza, famiglia ed educatori costruiranno insieme il nuovo equilibrio, proprio perché anche la relazione bambino-educatore si costruisce attraverso il contatto e la vicinanza.

Fiducia

Le strutture  scolastiche pretendono fiducia immediata ed incondizionata, facendo sentire i genitori desiderosi di conoscere quasi degli ingrati per il tempo che gli educatori dedicano ai loro figli.

La fiducia, invece, è qualcosa che si costruisce con il tempo, il rispetto, l’ascolto, la cura e l’attenzione.

Essere disposti a dialogare con i genitori, renderli parte attiva del processo di inserimento, condividere con loro le scelte educative può essere un modo molto efficace per stabilire una relazione serena e di reciproca fiducia che gioverà, certamente, al bambino.

Il contatto come valore

Nella cultura dominante, purtroppo, i genitori che scelgono la via dell’alto contatto dovranno presto scontrarsi con il giudizio degli altri, soprattutto al momento dell’ingresso al nido o alla scuola dell’infanzia.

La formazione del personale è quanto mai fondamentale. Sapere che l’allattamento prolungato al seno non costituisce affatto difficoltà di inserimento e che una affermazione contraria non è supportata da alcuno studio scientifico, oggi, può fare la differenza.

I bambini sono competenti, non dimentichiamolo mai!

Sanno perfettamente che le educatrici non sono la mamma e, di conseguenza, non cercheranno di sicuro il seno delle prime per consolarsi.

Di contro, il seno continuerà a rappresentare per il bambino la sua fonte di calore, affetto e sicurezza. Sarà il suo momento di coccole con la mamma.

Quando si ritroveranno, ritagliarsi un momento tutto per loro darà l’ulteriore certezza al bambino che la mamma c’è, è sempre lì per lui, torna e lo ama come e più di prima.

E’ stato ampiamente dimostrato che i bambini allattati a termine acquisiscano una maggiore capacità di distaccarsi dalla principale figura di accudimento, sviluppando un maggior grado di autonomia, proprio perché attraverso il contatto e la presenza la mamma ha donato sicurezza al piccolo.

L’allattamento così come il sonno possono tranquillamente essere gestiti dalle educatrici, riguardo al primo è possibile scaricare della documentazione utile dal sito del MAMI.

Ciò che conta è stabilire una relazione di empatia con la famiglia e individuare con essa la gestione migliore delle esigenze del bambino.

Un bambino, ma più in generale una famiglia, accolta e rispettata sarà naturalmente predisposta alla collaborazione.

L’attenzione alle emozioni dell’altro dovrebbe guidarci in tutti i rapporti interpersonali, tanto più in quelli che prevedono la presenza di un bambino.

Il pianto al momento del distacco

Piangere è una cosa assolutamente normale e naturale. Provare tristezza se non si vede la persona che si ama e comunicarlo con il pianto non è qualcosa di cui vergognarsi.

Il bambino che viene lasciato dalla mamma o dal papà a scuola piange perché sente la sua mancanza.

Comprendere che questo pianto vada accolto e che ogni bambino ha bisogno del suo tempo, può aiutarci a guidarlo nella gestione delle sue emozioni.

Spesso si pensa che sia giusto andar via senza farsi vedere dal bambino, credendo che questo serva a farlo smettere di piangere, o a farlo calmare con maggiore rapidità.

Anche questo non corrisponde al vero.

Andar via di nascosto significa semplicemente comunicare di non voler accogliere il messaggio che il bambino ci sta inviando.

Lui sa che la mamma non è più lì, ciò che non riesce a contestualizzare è il quando tornerà. E’ importante, allora, salutare i nostri piccoli rassicurarli ed esprimere la nostra fiducia nelle persone alle quali li stiamo affidando. Il pianto non è una tappa obbligata dell’inserimento, ma qualora avvenga va accolto e contenuto.

Attraverso il pianto il bambino esprime una emozione con la quale col tempo imparerà a confrontarsi, il ruolo dell’adulto è proprio quello di accompagnarlo alla scoperta ed alla accettazione di ciò che sente.

Del resto anche le mamme versano qualche lacrima al momento del distacco e non c’è assolutamente nulla di male, perché dovrebbe sembrarci strano che lo facciano i nostri piccoli?

Il mondo delle emozioni è infinitamente bello ed imparare ad accoglierle rende più sereni. Il momento del distacco tra mamma e bambino costituisce una tappa importante nell’evolversi di quel rapporto e il tumulto delle emozioni riempie i cuori di entrambi.

Spesso le mamme vivono quel distacco con un senso di colpa difficile da gestire.

Ascoltare il proprio cuore e quello del proprio bimbo può rendere la situazione meno faticosa.

Una lettura utile

C’è uno strumento che può aiutare noi mamme a comprendere meglio ciò che accade e che io vi consiglio di acquistare.

“Poi la mamma torna”, uno splendido libro scritto magistralmente dalla bravissima Alessandra Bortolotti.

I consigli e le riflessioni che vi troverete saranno preziosi, la lettura sarà piacevole, gli spunti di approfondimento infiniti.

Non contiene una ricetta pronta, perché una ricetta non esiste. Ogni rapporto è un rapporto a sé e come tale va vissuto, ma leggere di emozioni e di accoglienza farà bene al cuore.

Credo che tutti dovrebbero leggerlo, perché il seme del rispetto venga sparso a piene mani.