Sono trascorsi più di due anni da quando è arrivata la mia bambina a “completare” la mia vita di donna, ma ricordo ancora bene le emozioni e i pensieri che mi pervadevano prima della sua nascita.

Oggi posso dire per esperienza che la gravidanza, il parto e il post parto rappresentano dei periodi di vita “speciali”: sono emotivamente coinvolgenti e, come tali, caratterizzati spesso da preoccupazione e ansia.

Gravidanza è sempre sinonimo di felicità?

Si pensa di frequente che la donna durante la gravidanza debba essere soltanto felice per la nuova vita che si sta creando dentro di lei, in realtà i sentimenti che proverà potranno essere contrastanti.

La sua accentuata vulnerabilità potrebbe esporla ad un maggior rischio di soffrire di depressione.

 

Quello della gravidanza è infatti un periodo di profondi cambiamenti, del corpo ma anche della sfera psichica, e non è affatto scontato che una donna accetti il suo nuovo stato.
Talvolta ci sono cambiamenti d’umore repentini e spesso inspiegabili e si perde d’interesse per le attività e gli hobby praticati fino a quel momento.

Ricordo bene i sintomi più comuni della stanchezza e della spossatezza che – insieme ai disturbi del sonno – soprattutto se presenti sin dagli inizi della gravidanza, rendono difficile continuare ad affrontare le giornate lavorative.

Può capitare così di sentirsi inadeguate nel ricoprire i ruoli rivestiti sino a quel momento – con il partner, con i familiari, con i colleghi e amici – e si perde la fiducia in se stesse. A questo si aggiungono pensieri ricorrenti spesso fonte di ansia e preoccupazione.

Soprattutto nell’ultimo periodo della gravidanza, la felicità per il dono che stavo per ricevere e la curiosità di conoscere la mia piccolina erano spesso accompagnate dall’ansia di non sapere precisamente cosa sarebbe accaduto e quando. Il dolore del parto, le complicanze che ne potevano derivare per la mia piccina ma soprattutto la preoccupazione per il dopo. Mi sarei ritrovata ad essere totalmente responsabile di una nuova vita che io stessa stavo creando! Quel dono rappresentava la più grande prova che avrei dovuto affrontare!

Una esperienza che accomuna

Confrontandomi con altre mamme ho scoperto che sono tutte reazioni piuttosto diffuse e condivise ma non sempre espresse, nel timore di sentirsi diverse e giudicate inadeguate al ruolo che si dovrà ricoprire. Quante volte ci si ritrova circondate da altre donne più grandi di età – mamme, suocere, nonne – che pur avendo vissuto l’esperienza del “passaggio” al ruolo di madre sembrano non comprendere i cambiamenti fisici e psicologici che la gravidanza comporta?

A questo si aggiunge molte volte la difficoltà di sentirsi comprese dai propri partner e, più in generale, da un universo maschile che non può ovviamente comprendere il cambiamento in atto.

E’ importante per questo che soprattutto in una fase di vita delicata come quella dell’attesa di un figlio ogni donna impari ad ascoltarsi, a riconoscere le emozioni che prova, in modo da evitare che tristezza, sconforto e ansia possano trasformarsi in veri e propri sintomi depressivi.

Non bisogna nascondersi. Un percorso psicoterapeutico può aiutare.

Uno degli stati emotivi al quale prestare maggiore attenzione è certamente l’ansia.

Se è gestibile gli esercizi di rilassamento muscolare e le tecniche di controllo del corpo e del respiro possono essere utili ad imparare a controllarla. Altrettanto utile è il confronto con persone di fiducia e competenti che hanno vissuto l’esperienza della maternità e possono lenire l’ansia anticipatoria offrendo le giuste risposte alle tante domande che ci si pone.

Un lavoro su se stesse, anche attraverso un percorso psicoterapeutico e l’aiuto di una persona specializzata, può aiutare la futura mamma non soltanto a controllare i sintomi ansiosi nel qui ed ora ma soprattutto prepararla a comprendere il nuovo ruolo che ricoprirà, aiutarla ad adattarsi alla maternità, al cambio di ruolo e agli stravolgimenti che questa comporta nella propria identità, nella relazione di coppia e in quelle sociali.

Anche una psicoterapia di coppia può risultare utile sia per la futura madre che per il partner per ripensare il rapporto che con l’arrivo di un terzo cambierà irreversibilmente e dovrà raggiungere, non sempre facilmente, un nuovo equilibrio.

Con la nascita di un figlio, soprattutto il primo, tanti sono infatti i cambiamenti. Ci si ritrova in un corpo trasformatosi ancora una volta con il parto e si deve fronteggiare il cambiamento di vita che la cura di un neonato comporta. Alcune mamme si annullano totalmente per il loro piccolo trascurando completamente le loro esigenze, quelle del compagno e tutto quello che non riguarda la cura del bambino.

Se nei giorni immediatamente successivi al parto è piuttosto comune sentirsi tristi e confuse, in seguito le crisi di pianto senza apparenti motivi, l’inquietudine, il nervosismo e l’ansia dovrebbero scomparire.

Maternity blues e depressione post partum.

Lo scompenso ormonale – la brusca caduta degli estrogeni e del progesterone – successivo all’evento del parto è alla base di quella che viene definita “maternity blues”, dall’inglese blues che significa malinconia.

Si tratta di una sindrome transitoria piuttosto comune caratterizzata da un’indefinibile sensazione di malinconia, tristezza, irritabilità e inquietudine che compare nei giorni immediatamente successivi al parto e tende a svanire entro i primi 10-15 giorni dalla nascita del piccolo.

Tristezza, disorientamento e inquietudine persistenti sono invece “campanelli d’allarme” di una possibile depressione post partum.

Già prima della gravidanza ci sono delle cause naturali e dei fattori che predispongono alla depressione quali una vulnerabilità ormonale e la presenza, in famiglia, di parenti con disturbi psicologici e psichiatrici.

A questi si aggiungono fattori fisici come la stanchezza causata dai nuovi ritmi imposti dal bambino e fattori di tipo psicologico come il non credere abbastanza in se stessi o, al contrario, puntare sempre alla perfezione e non accettare di poter fare errori.

Contribuiscono fortemente all’esordio della depressione post partum anche la mancanza di aiuto e di sostegno e la tendenza a coltivare aspettative irrealistiche sull’essere madre o sul bambino.

Anche aver sofferto di depressione durante la gravidanza o in passato costituisce un fattore di rischio da non sottovalutare.

Depressione post partum: come si manifesta.

Quella della depressione post partum è una patologia abbastanza comune che colpisce circa il 15% delle neo mamme. Non è difficile riconoscerla: si avverte la sensazione di essere sopraffatti, un’ansia intensa, irritabilità o rabbia, tristezza, stanchezza, pianto incontrollato, difficoltà di concentrazione, preoccupazione intensa o disinteresse verso il proprio bambino.

Talvolta le prime manifestazioni compaiono già nei giorni immediatamente successivi al parto ed è ben evidente che non si tratta soltanto del maternity blues perché i sintomi sono più intensi e persistenti.

Oltre ai sintomi ansiosi, la mamma piange facilmente, ha un umore depresso, si sente inadeguata e del tutto incapace di prendersi cura del piccolo e per questo si sente in colpa.

Spesso è disturbata anche la relazione tra la madre e il bambino: si può arrivare a considerare il proprio figlio come un peso e non si riescono a provare emozioni nei suoi riguardi. Per quanto possa sembrare strano può accadere che una mamma abbia pensieri di avversione verso il suo piccolo e abbia paura di restare sola con lui perché si sente incapace.

Proprio la paura di essere considerata una madre inadeguata, anche a causa delle aspettative poco realistiche dei propri familiari, può portare purtroppo una donna a chiudersi in se stessa e non chiedere alcun tipo di aiuto.

Al contrario, se una madre ha la sensazione di poter fare del male a se stessa o al proprio bambino e i sintomi di ansia, paura e panico sono frequenti nell’arco della giornata è bene evitare innanzitutto la chiusura e l’isolamento: potersi confrontare con i propri cari anche solo per esternare il proprio malessere e superare la paura di mostrarsi fragili chiedendo aiuto è un primo fondamentale passo.

Qualche consiglio

E’ utile che una neo mamma adotti degli accorgimenti, alcuni anche apparentemente molto semplici, che le permettano di vivere quanto più serenamente possibile il nuovo ruolo: ad esempio limitare le visite nei giorni del rientro a casa dopo il parto, riposare quando dorme il piccolo, seguire una dieta equilibrata evitando eccessi e l’assunzione di eccitanti come alcool e caffè.

Le neo mamme hanno bisogno infine di costruire un forte attaccamento emotivo con il loro piccolo perché il rilascio di endorfine rende più felici e sicure e il metodo migliore per rinsaldare tale attaccamento è certamente l’allattamento al seno. Soprattutto quando si soffre però si potrebbe essere restie a farlo. In tal caso, è importante che il partner o altri membri della famiglia aiutino la mamma a comprenderne l’importanza, anche invitandola a rivolgersi a figure competenti che possano supportala.

Una donna che soffre ha bisogno di ritrovare – se necessario anche attraverso l’aiuto di uno specialista – la fiducia nelle proprie capacità di madre e, a volte, di ricostruire la relazione con il proprio bambino. Ha bisogno di sentirsi accolta, ascoltata, sostenuta e liberata dai sensi di colpa e di vergogna che questa sofferenza le ha provocato e che ne ledono profondamente l’autostima e la propria immagine di donna e di madre.