L’indolenza della società

Siamo talmente tanto abituati ad ascoltare notizie nefaste, cronache di un vissuto doloroso ed opprimente, che quasi non riusciamo più a percepire il grido di dolore che le donne, costantemente, emettono.

Pensiamo che il futuro possa essere rassicurante, che il mostro del sessismo e della discriminazione sia stato sconfitto, invece ci troviamo sempre più spesso di fronte a donne umiliate, picchiate, uccise.

Di fronte a leggi che dovrebbero tutelarle e, invece, ci riportano indietro di secoli, di fronte a sentenze che suonano come delle giustificazioni.

Ecco, l’era in cui viviamo ci ricorda che stiamo smarrendo la memoria, che i diritti che possiamo esercitare non sono né scontati né eterni, che, di contro, sono frutto di battaglie dolorosissime compiute da tante donne prima di noi, battaglie che se non ci impegniamo a custodire, presto svaniranno nel nulla.

Il dolore dei bambini

Tutto questo dolore, però, porta con sé un dolore ancora più grande, perché ancor meno visibile: quello dei bambini.

Accanto ad ogni donna maltrattata, accanto ad ogni famiglia che da nido si trasforma in gabbia, ci sono dei minori.

Vittime innocenti della cattiveria degli adulti.

E’ attraverso il dolore dei bambini e delle bambine che, le operatrici dei centri antiviolenza hanno avuto la reale percezione di cosa questo fenomeno significasse.

Lungo è ancora il percorso da fare, tanti ancora i nodi da sciogliere, non ultimo il mancato riconoscimento della violenza assistita quale reato autonomo, presente allo stato attuale solo come aggravante per altri reati.

Il problema resta, indubbiamente, sottovalutato così come sottovalutati rischiano di rimanere i danni che il vivere in un contesto familiare fatto di violenza e prevaricazione può produrre.

Assistere, per un bambino, a delle violenze – non solo fisiche – perpetrate nei confronti della propria mamma o di un altro componente della famiglia ha lo stesso impatto traumatico di subire quelle violenze stesse.

Little girl crying in the corner. Domestic violence concept.

Un bambino che ha avuto come esempio educativo quello della violenza, sarà un adulto portato a perpetrare quel sistema o disposto a subire la violenza, andando quindi ad alimentare un circolo vizioso pericolosissimo.

Problematiche, poi, restano tutte quelle situazioni gestite dai tribunali in cui la donna si sottrae alla violenza nella fase determinante dell’affidamento dei figli.

Questi ultimi si vedono, spesso, costretti a mantenere un rapporto con il genitore maltrattante e violento, nonostante la disfunzionalità del rapporto stesso.

A prevalere, di fatto, è il diritto alla bigenitorialità piuttosto che il diritto all’integrità fisica e psichica dei minori, con tutto quello che questo comporta in termini di ricaduta sul loro benessere e sui loro percorsi evolutivi.

Si tratta, però, di un fenomeno di cui poco si parla, ma che ha un impatto notevole sulla società.

Sarebbe importante parlarne, sarebbe importante che si conoscesse, sarebbe importante che si prendesse coscienza di quanta responsabilità noi adulti abbiamo nei confronti dei bambini.

Un albo delicato che dona speranza

La casa editrice Matilda online, da sempre impegnata nel contrasto ai fenomeni della violenza e della discriminazione di genere, ha scelto di farlo con un albo dedicato ad adulti e bambini: “Possiamo tenerlo con noi?“.

La penna di Maria Grazia Anatra e le illustrazioni di Serena Mabilia raccontano in modo delicato e al tempo stesso incisivo il trauma silenzioso di chi è esposto alla violenza quotidiana, all’imprevedibilità che rende insicuri, alla denigrazione e alla svalutazione della principale figura di accudimento, minando così le sicurezze di un bambino in fase evolutiva.

È la storia di una donna, una mamma, che ogni giorno subisce soprusi e violenze, di un uomo, un papà maltrattante ed irrispettoso. Ma è anche la storia di un bambino e una bambina che soffrono in silenzio, con tutta la fragilità e l’innocenza della loro età.

I dialoghi tra di loro, i disegni, i giochi rendono l’idea di quanto profondamente possa scavare nell’anima un dolore così devastante.

L’incertezza, la paura, il disagio che albergano nel cuore di Guido e Marta ci vengono raccontati in maniera limpida e dirompente. Leggendo è possibile percepirlo quel dolore, immedesimarsi, desiderare di sottrarre quei bambini a quella negazione della loro infanzia.

Questo, però, è anche un libro di speranza, tanto nei colori quanto nel finale.

Quella stessa donna sarà capace di salvare sé stessa ed i propri bambini da quella che era diventata una casa degli orrori.

Capirà che una vita così non può essere riservata ai suoi figli, riconoscerà la speranza nei volti di chi sarà disposto ad aiutarla.

Insieme ai suoi piccoli intraprenderà un percorso di rinascita, che li porterà a vivere finalmente una vita serena, a godere delle piccole cose, a riscoprire la bellezza della tenerezza e la certezza di esserci.

E’ un libro che dovrebbero leggere gli adulti, per comprendere che solo riconoscendo la violenza maschile sulle donne come negazione dei diritti anche dei bambini è possibile migliorare la protezione di questi ultimi.

E’ un libro che porta luce in un percorso fatto di buio, perché urla a gran voce che è possibile, deve essere possibile, salvarsi.

La speranza è ciò di cui, chi è vittima di violenza ha bisogno. Sapere di poter chiedere aiuto, sapere di poter avere un’altra possibilità, significa poter continuare a credere, a vivere.

Le stesse immagini e i colori scelti dall’illustratrice comunicano positività ed è questo che rende “Possiamo tenerlo con noi?” speciale e prezioso, perché in grado di divulgare con delicatezza un argomento tristemente attuale, perché capace di aprire una finestra sulla complessa e dolorosa realtà dei bambini.