Sicuramente avete già sentito parlare del complesso di Edipo, concetto sviluppato per la prima volta nell’ambito della teoria psicoanalitica da Freud.

Il suo nome, derivante dalla mitologia greca, si riferisce all’attrazione che il bambino tra i tre e i sette anni sperimenta per la mamma e, al tempo stesso, al rifiuto che in maniera del tutto inconscia prova nei confronti del padre al quale si può rivolgere anche in modo aggressivo.

complesso di edipo

 

È un tentativo costante di mettere in disparte il papà, avvertito come un “rivale” e l’avvicinamento sempre più intenso da parte del piccolo alla madre, nei confronti della quale proietta il proprio amore.

Atteggiamenti comuni che lo contraddistinguono sono dunque il ricercare e desiderare le attenzioni della mamma in modo assoluto, essere possessivo nei riguardi della stessa, provare a limitare lo spazio di condivisione tra i genitori e non gradire la presenza della figura paterna.

Il complesso di Edipo al femminile (in questo caso prende il nome di complesso di Elettra) si caratterizza invece per la tendenza da parte della bambina a legarsi al padre in una maniera che può apparire morbosa. In questo caso la figlia richiede numerose manifestazioni d’affetto al papà, ne ricerca continuamente le attenzioni e la mamma diventa una rivale.

complesso di edipo

Il complesso di Edipo e quello di Elettra sono assolutamente normali perché collegati all’identificazione sessuale che si affronta necessariamente durante il percorso di crescita e necessari per  lo sviluppo della stessa.

Generalmente la loro risoluzione avviene spontaneamente man mano che il bambino intorno ai cinque o sei anni comincia a respingere le proprie emozioni, rinuncia gradualmente a prendere il posto del genitore considerato sino a quel momento un rivale e si identifica con lui.

Inizia così la fase in cui le bambine vogliono imitare la mamma; i bambini sono felici di adottare comportamenti simili a quelli del papà e di condividere momenti e attività con lui. Il bambino rivolgerà il suo interesse ad un’altra donna e la bambina ad un altro uomo al di fuori del nucleo familiare.

Sono tutti comportamenti che evidenziano concretamente il superamento del complesso edipico e l’inizio di una nuova fase di crescita, cruciale per la futura strutturazione della personalità. Il bambino assumerà così un approccio corretto nei confronti delle figure genitoriali: proverà sensi di colpa nei riguardi del genitore che sino a quel momento ha attaccato, scoprirà le differenze – nei caratteri sessuali – rispetto al genitore di sesso opposto e le analogie con il genitore del proprio stesso sesso e comprenderà il ruolo che deve occupare.

Cosa possono fare i genitori?

E’ fondamentale il modo in cui costruiscono la relazione con i propri figli: devono prestare attenzione ai comportamenti che assumono nei loro riguardi e aiutarli a comprendere le differenze tra i diversi ruoli. Anche se talvolta può risultare difficile occorre dare ai propri bimbi dei limiti, delineare confini ben precisi e specificare le differenze che vi devono essere nella relazione con i due sessi.

complesso di edipo

La mamma deve creare con il proprio figlio un rapporto amorevole ma non esclusivo e deve facilitarne le relazioni: soltanto in questo modo ciascun bambino potrà instaurare legami anche con altre persone e imparare a muoversi in autonomia nel cammino della vita.

Il genitore che il bambino considera al momento un “rivale” deve continuare ad assolvere al suo compito educativo senza indugio, mentre il genitore “oggetto” di amore deve valorizzare l’altro agli occhi del pargolo.

Nel caso in cui si manifestino aggressività e rabbia da parte di un figlio/a nei riguardi del genitore del suo stesso sesso, compito del genitore sarà quello di rassicurare il bambino o la bambina sul fatto che non corre il rischio di essere abbandonato/a dal genitore che tanto ama.

L’analisi freudiana

Secondo Freud, il complesso di Edipo dovrebbe esistere soltanto nelle famiglie  composte da madre, padre e figli che convivono nella stessa abitazione e non in contesti in cui c’è la presenza di un solo genitore o in cui il ruolo genitoriale è esercitato da una coppia di persone dello stesso sesso.

In ogni caso, indipendentemente dal tipo di famiglia in cui il bambino vive e cresce, l’instaurarsi di un rapporto equilibrato, non possessivo con le figure di accudimento e aperto alle relazioni con gli altri, consentirà al piccolo di superare qualsiasi tipo di difficoltà che la vita gli metterà davanti.

Al contrario, il rifiuto di manifestazioni di affetto da parte di un genitore e il distacco emotivo possono scatenare nel bambino senso di colpa e di vergogna e influenzare negativamente lo sviluppo di sane relazioni intime.

Un rapporto tutt’altro che risolto con la madre o, nel caso del complesso di Elettra con il padre, può generare rabbia che viene repressa, tensioni nelle relazioni affettive e difficoltà nel gestire le comunicazioni.

Il rapporto genitore/figlio incide inevitabilmente sulle capacità relazionali che quel bambino avrà da adulto.

Ad esempio, un uomo molto possessivo nei confronti della sua compagna potrebbe aver avuto nella sua infanzia un rapporto troppo esclusivo con la madre, che non prevedeva l’accettazione di altre figure, considerate intruse. Un rapporto di questo tipo, potrebbe essere la causa della difficoltà, da parte di quell’individuo di instaurare e far crescere, in modo equilibrato, una relazione a due.

Il ruolo del genitore, pertanto, è tanto difficile quanto delicato e determinante.

I genitori hanno la responsabilità di crescere bambini e poi futuri adulti equilibrati, di porre attenzione al rapporto che instaurano con i propri figli, di accogliere e rispettare le emozioni dei bambini al fine di renderli, a loro volta, capaci di esprimerle in modo sano.