Noi italiani siamo molto legati al concetto di risparmio, ma in Europa siamo ultimi per quanto riguarda l’educazione finanziaria.

Non è una novità, anche perché l’alfabetizzazione finanziaria non riesce a trovare la sua giusta collocazione all’interno dei percorsi scolastici.

Educazione finanziaria

Tuttavia, ritengo che la crisi economica, la dematerializzazione della moneta e il crescente indebitamento di molte famiglie, imponga nuove e importanti riflessioni sul tema del denaro e sui percorsi di educazione finanziaria. Anche con il fine di prevenire quelle disparità di competenze tra uomini e donne, da più parti evidenziate.

Quando nascono queste diseguaglianze?

Sin dalla nascita, mi sento di dire.

Spesso non ne siamo consapevoli, ma i principali responsabili dell’educazione al denaro siamo noi. Madri e padri. Purtroppo (e servirebbero neanche troppe statistiche per verificarlo) molti genitori dimostrano aspettative e mettono in atto comportamenti diversi nei confronti di figli maschi e figlie femmine.

Solo un dato.

In tema di paghetta, a livello Ocse, nessuno fa peggio di noi: sul tema l’ultima indagine Ocse-Pisa (2015) registra che solo il 35,3% dei quindicenni riceve regolarmente del denaro da gestire per le proprie esigenze (64% media Ocse), a fronte di un 83,4% che riceve denaro come forma di regalo (media Ocse 83,8%).

Educazione finanziaria

Tuttavia, di questo 35,3% oltre la metà è composto da adolescenti appartenenti al sesso maschile.

Non solo. I genitori sembrerebbero parlare più spesso sia di risparmio sia di “moneta elettronica” con i figli maschi, più attratti sin dalla tenerà età da videogiochi e app. Le femmine, in questo modo, restano inevitabilmente indietro.

Tutto questo perché in Italia sembra vigere un approccio pragmatico al tema. La si potrebbe chiamare “educazione all’occorrenza”, ossia parlo di denaro quando serve.

Alla luce di tali dati, non sarebbe quindi il caso di ripensare a nuovi modelli e approcci?

Occorre iniziare presto

Offrire sin dall’infanzia, opportunità e strumenti per comprendere il valore del denaro e la sua corretta gestione credo sia oggi un tema fondamentale. E certamente, approcci più giocosi favorirebbero lo scambio da maschi e femmine, sin da quando sono bambini.

Educazione finanziaria

I temi chiave utili per un percorso di educazione economica e finanziaria per i bambini sono :

  • guadagnare
  • acquistare beni e servizi
  • risparmiare
  • donare ed essere solidali

Tali concetti sono stati selezionati all’interno delle linee guida proposte dal CEE (Council for Economic Edution)

Ma quale metodologia utilizzare per appassionare i bambini a tali tematiche e far sì che comprendano e facciano propri concetti così apparentemente complessi?

Il valore educativo delle fiabe

Attraverso il linguaggio simbolico e analogico delle fiabe, è possibile semplificare concetti complessi. Ed ecco che l’obiettivo di parlare di economia ai bambini diventa certamente più raggiungibile.

La narrazione fiabesca si avvicina e si conforma pienamente al modo in cui i bambini pensano e al loro modo di percepire il mondo.

Educazione finanziaria

Non posso non condividere il pensiero di Italo Calvino quando diceva:

«Le fiabe sono vere perché prese tutte insieme, nelle loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, sono una spiegazione generale della vita». 

(Calvino, I. (1993), Fiabe italiane, Mondadori, Milano)

In questo testo, vengono presentante 9 fiabe corredate da schede didattiche, attività ludico-educative da svolgere in famiglia o a scuola, più una parte dedicata alla sintesi dei principali studi sulla socializzazione economica e una riflessione sull’educazione finanziaria.

Gli autori hanno lasciato che i bambini riscrivessero il finale della favola de La cicala e la formica scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine.

Educazione finanziaria

Ricordate?

Noi siamo cresciuti con la versione originale in cui la formica chiude la porta e la cicala muore. Questo finale, tuttavia, in alcuni bambini genera un senso di giustizia, in altri di tristezza.

Alcuni bambini, quindi, hanno proposto un finale alternativo:

la formica decide di invitare la cicala dentro la sua tana però in cambio le chiede che l’aiuti a fare le provviste e a lavorare, perché ha un’idea. Fanno quindi provviste insieme, puliscono la tana che è un albero, e l’estate successiva aprono un ristorante, dove la cicala canta facendo musica dal vivo, usando il suo talento che era il canto, e la formica usa il suo di money manager gestendo il ristorante.

Ti andrebbe, quindi, di provare a immaginare con il tuo bimbo o con la tua bimba un finale diverso?

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