Il muro di Berlino

Trenta anni fa, proprio oggi, cadeva il muro di Berlino, la Germania affermava e riconquistava la libertà, la gente tornava a riabbracciarsi, la città tornava unita, il male veniva sconfitto.

Io ero soltanto una bambina, ma le immagini di quella sera le ricordo bene.

Ricordo la gioia disperata delle picconate contro quel muro di odio ed oppressione, prima ancora che di divisione.

Ricordo le lacrime di gioia di chi si arrampicava, senza più il terrore di perderci la vita.

Ricordo l’emozione di chi riabbracciava, nel calore emotivo di una sera di novembre, i propri cari.

Il muro di Berlino ha rappresentato un’offesa ai diritti umani, un’umiliazione dei sentimenti, una delle più grandi sconfitte dell’umanità.

Questa estate sono stata in vacanza proprio a Berlino, con la mia famiglia, e camminare lungo ciò che resta del muro mi ha trasmesso la sensazione della bruttura che ha rappresentato.

Dover spiegare ai miei bambini che cosa fosse e le motivazioni per cui fosse stato eretto è stato quasi penoso.

Ritengo che conoscere la storia sia fondamentale per evitare che certi orrori si ripetano, ma non nascondo che raccontarlo ai miei bambini mi ha provocato un senso di angoscia e di disgusto difficile da spiegare.

Ebbene, spesso i libri ci vengono in soccorso ed anche questa volta è stato così.

Un racconto per educare

La bravissima Eleonora Laffranchini ha scelto di celebrare questa data storica con un racconto di fantasia, ma che veicola emozioni potenti e reali.

Le zampe al muro sono quelle di un gatto, coccolato e amato dal suo piccolo padrone, che vive nella Berlino della guerra fredda.

Wolke, questo è il suo nome, inizia col raccontarci del tepore della sua casa, dell’affetto che riceve, della fortuna che avverte nell’aver trovato quella famiglia.

Questa immagine, quasi ovattata, viene interrotta dal racconto di una telefonata tra Gunter, il suo padroncino, e i nonni, che vivono ad est.

 

 

Gunter deve andare a trovarli, come ogni settimana, avendo a disposizione un tempo limitato, come se il volersi bene e il desiderio di stare insieme possano subire restrizioni…

La tristezza che una condizione del genere comporta traspare chiaramente dal racconto dell’autrice, quella stessa sensazione di ingiustizia e di dolore la si avverte prorompente nel cuore e nella mente, scoprendo man mano la storia di Gunter e del suo gatto.

Wolke decide di andare a cercare il suo bambino, sfida il freddo, il buio e la paura e scopre che cosa sia il muro e che cosa significhi attraversarlo.

Incontra nuovi amici, si imbatte nella cattiveria degli umani, viene travolto dalla atrocità che quel muro rappresenta.

Trova una nuova famiglia e saranno le vicende e le “imprese” di questa famiglia a far conoscere a Wolke e al lettore cosa era la Berlino di 30 anni fa.

Saranno la cattiveria, il terrore, l’angoscia ad accompagnare Wolke nella sua ricerca.

Il bene, l’amicizia, l’amore, l’affetto, la libertà, la fraternità però avranno la meglio e quella che sembrava essere una notte buia e pericolosa, sarà una notte di luce e speranza.

Custodire la memoria per alimentare la speranza

Ho trovato questo di Eleonora Laffranchini un piccolo capolavoro. I testimoni diretti e reali di ciò che fossero quegli anni ci stanno piano piano lasciando e, forse, con loro il dovere di tenere vivi quei ricordi, l’impegno di far sì che la storia non si ripeta.

Non sempre è facile comprendere e spiegare l’orrore che ha segnato quel periodo storico. I libri di storia possono risultare didascalici, prolissi, agli occhi di un bambino poco interessanti.

Ciò che bisognerebbe, invece, comunicare è molto più del semplice susseguirsi di eventi, seppur terribili, ma l’ingiustizia che opprimeva l’anima, la sottrazione della libertà, la negazione dei più elementari diritti, la discriminazione, il senso di impotenza, l’angoscia, l’aridità, ogni sorta di bruttura che gli incolpevoli protagonisti di quel pezzo della nostra storia hanno dovuto sopportare.

Eleonora ci riesce bene, benissimo.

Leggendo, tutte quelle sensazioni si ha l’impressione di provarle sulla propria pelle, ci si immedesima nel coraggio di un gatto dal cuore grande, ci si chiede che senso abbia avuto tutto questo.

Raccontatela ai vostri bambini questa storia, piantate il seme della fraternità, della compassione, dell’accoglienza e, riflettendo su quanto noi adulti siamo responsabili, aspettate che germogli…nella speranza che ci siano solo ponti ad unirci e mai più muri a separarci.